Descrizione
Prima Goethe, poi Sthendal, Lear, Byron, Gregorovius, solo per citarne alcuni, ognuno dei quali ha decantato le bellezze di questa nostra terra.
Nel nuovo continente, nello stesso periodo, filantropi quali Thoreau, Emerson, Muir, Roosevelt, Leopold, esaltano l’importanza della conservazione del patrimonio naturalistico americano, delineando filosofie ambientali e creazioni di Parchi naturali, 1872, che ancora oggi sono punto di riferimento nel panorama mondiale.
In questo contesto spazio temporale di grandi ideali, si colloca Stanislao Lancia, cantore della montagna. A lui, viaggiatore italiano in Italia, fra artisti, botanici e zoologi, va riconosciuto il merito di aver celebrato, con la poesia, la montagna e le sue bellezze. La montagna, elemento fisico di ascensione, morale e spirituale.
Ambientalista antesignano, Stanislao Lancia fece della montagna la sua palestra di vita. Dalle Alpi agli Appennini, con un denominatore comune: l’amore per la patria e le sue genti.
Un’antologia, questa di Mario Mollicone, che colma un vuoto nel panorama editoriale di settore, fatto per lo più di belle immagini e tecniche di arrampicate. Lancia, da par suo, vi ha messo il cuore. A lui non sono serviti solo ramponi, piccozza e alpenstock, per scalare le rocce, ma, munito di taccuino, pennino e calamaio, ha inciso, indelebilmente su carta, le sue intime passioni. Un’antologia unica in Italia per la tipologia delle liriche, per la capacità espressiva, che colloca Stanislao Lancia nell’Olimpo degli uomini illustri della nostra terra.
Vero è che, come Reinold Messner è stato fine protagonista delle più grandi ascensioni alpinistiche, così Stanislao Lancia è stato il fine interprete del massimo lirismo della montagna italica.
di Ciro Castellucci – Editore, Naturalista
2018 – ISBN
F.to 17×24 copertina rigida cartonata Pagg.272

